ROMA. GIACOMETTI: LA SCULTURA.

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Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica la mostra è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo e organizzata e prodotta da Arthemisia Group. Curata da Anna Coliva, direttrice della Galleria Borghese, e da Christian Klemm, illustre studioso dell’opera di Giacometti e realizzatore delle monografie più importanti sull’artista, l’esposizione porterà nella Città Eterna l’arte indiscussa e drammatica di uno dei più grandi artisti del ‘900.
La Villa Pinciana, nobile scenario d’incredibili capolavori di ogni tempo è, per definizione, soprattutto il luogo della scultura, grazie alla presenza nella collezione di eccezionali esempi statuari che attraversano l’epoca greco-romana, il Rinascimento, il Barocco e il Neoclassicismo. La meta di questo viaggio attraverso i secoli è l’interpretazione statuaria della figura umana nel XX secolo, che si concretizza nell’arte di uno dei più grandi del ‘900: Alberto Giacometti.
Il desiderio di raccontare la tragicità della scultura moderna a confronto con la classicità del passato è stata dettata da una riflessione sulla poetica di Giacometti, fortemente emblematica di un secolo che vede grandi sconvolgimenti politici, storici e culturali. I curatori della mostra hanno voluto raccontare attraverso il percorso come la visione dell’artista sia un continuum della rappresentazione dell’uomo nel tempo.
La mostra dunque è occasione per raccontare l’artista – visionario, onirico e surrealista, fautore di un segno indelebile nell’arte – e soprattutto far vedere la sua opera in dialogo con i capolavori della Galleria: le forme sinuose e bianche della Femme couchée qui rêve (1929) in cui si scorgono quelle della Paolina di Canova (1805/1808), il cui volto è riflesso, sull’altro lato, nella Tête qui regarde (1928); il passo pesante dell’Homme qui marche (1947), in cui risuona l’eco di quello affaticato di Enea sotto il peso di Anchise (1619); la Femme qui marche (1932/1936), nera e misteriosa come le sfingi di basalto della Sala egizia; l’equilibrio instabile dell’ Homme qui chavire (1950), fuori asse e pronto a perdere l’equilibrio come il David di Bernini (1623/1624);
Tra le 40 opere esposte, bronzi, gessi e disegni innescano nel contesto della Galleria l’energia bruciante dell’arte di Giacometti, che indaga la profondità vitale dei soggetti, scavandone l’anima fino a “ridurre all’osso” la figura umana: questa la tragica modernità trasmessa al visitatore che percepirà l’alone volumetrico e la drammatica cornice immateriale dell’artista svizzero.

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