Maschio è bello?

Fino al 2 gennaio, il museo d’Orsay espone il nudo maschile attraverso 186 opere dall’Ottocento ad oggi in una grande mostra. Dove si affronta un tema che sembra avere la valenza del gesto eroico. Perché il nudo nell’arte impersona l’ideale classico, l’eroicità o il desiderio. Ma questo corpo senza veli, icona gay che sembrava non scioccare più, risveglia invece schiette emozioni.

 

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Perché non è mai stata dedicata una mostra al nudo maschile? Benché la nudità evochi perlopiù il corpo femminile, non si può dimenticare che quello maschile ha arricchito la storia dell’arte, dall’età classica ad oggi, passando attraverso i corpi vigorosi e audaci cheMichelangelo dipinse per la Cappella Sistina. Ben poco mistici e piuttosto sensuali, hanno fatto il giro del mondo al di là del comune senso del pudore. “Maschile/Maschile” ci parla senza sotterfugi della percezione della nudità, dello sguardo dell’altro, ma anche della permissività nella sua rappresentazione, del culto della bellezza, ed in termini di nudità maschile mostra come l’arte del XIX secolo attinga dal classicismo del XVIII. 
Ma ci voleva il Leopold Museum di Vienna con Nackte Männer, un’esposizione dell’anno passato, per aprire per la prima volta il dibattito sul nudo al maschile al quale il Museo d’Orsay, nella persona del direttore Guy Cogeval, ha aderito proponendo un percorso eclettico che, attraversando la storia sociale e culturale occidentale, espone artisti di nazionalità, tecniche e stili diversi, ripercorrendo così il ricco patrimonio artistico francese che va dal Neoclassicismo, al Romanticismo, al Simbolismo, e mostrando come l’omoerotismo sia da sempre presente in arte. 
 
 
 
 
 
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La mostra, che fa della trasversalità il suo punto forte mischiando vari periodi sotto un unico tema, si dispiega in dieci sezioni con 186 opere tra queste 70 dipinti, 21 sculture e 95 opere grafiche di cui 75 fotografie, molti qui i nomi legati all’arte contemporanea, vedi Pierre et Gilles, Ron Mueck, Adi Nes, Kehinde Wiley, David LaChapelle, Giulio Paolini, ma anche Louise Bourgeois, Orlan e Imagen Cunningham. 
Il percorso parte con il tema dell’ideale classico introdotto dal San Sebastiano Martire diGuido Reni che rimanda alla sezione Il corpo glorioso, in cui il destino tragico di San Sebastiano diventa qui pretesto per celebrare la sensualità del nudo maschile ben lontano da dogmi cattolici in opere che vanno dal messicano Ángel Zárraga con Ex-voto de Saint Sébastien (1910), al provocante Ex-voto à Saint Sébastien (1935) diAlfred Courmes, in cui il santo prende le vesti di un marinaio. Eccezionali le foto del duo francese Pierre et Gilles, che sparpagliate un po’ dappertutto, fanno ingresso nella sezione dedicata al Nudo eroico con un bellissimo Mercurio (2001, foto dipinta) qui contrapposta a Le Berger Pâris (1787) di Jean-Baptiste Frédéric Desmarais, icona apollinea della cultura gay canadese. Artisti contemporanei dal tocco neoclassico, Pierre et Gilles sono presenti inoltre con Vive la France (foto dipinta, 2006), nella sezione Difficile essere eroi, in cui tre sorridenti giovani uomini nudi, stanno in piedi di fronte all’obiettivo con un pallone stretto fra i piedi. Attorniati da coriandoli tricolore, sono disposti rigorosamente dalla pelle più scura a quella più chiara, rivelano una visione umoristica della società francese multiculturale e post coloniale. 
 
 
 
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Questa miriadi di corpi sensuali, bellissimi, scultorei vengono a volte calati in ambienti “privé” come in The Bath (1951) di Paul Cadmus, una miniatura oggi icona gay del Whitney Museum, o in La Douche. Après la bataille (1944) di Alexandre Alexandrovitch Deineka, ma anche Visita ai bagni misteriosi I (1935) di Giorgio De Chirico, o come in Sunbather (1966) di David Hockney. Mentre sotto il tema Senza compromessi si esplicita la questione dell’arte in rapporto alla realtà in cui non poteva mancare Ron Mueck con Dead Dad (1996-1997), in quest’opera, di piccola taglia, l’artista ricostruisce una scena che non ha vissuto, perché lontano al momento della tragedia, cioè quella del padre morto. L’incredibile realismo della scultura mostra un corpo nudo allungato sulla schiena come su un tavolo d’obitorio, morto da diverse ore, questo ha il viso segnato dall’agonia, non sfugge l’analogia con il Cristo morto e con il corpo disteso di Égalité devant la mort (1848) di Adolphe William Bouguereau. 
Ma la bellezza s’incrocia anche per strada vedi quella di I Giganti di marmo (foto, trittico-1985, Foro Italico a Roma,) di Patrick Sarfati, o i ritratti dei ragazzi di Harlem come in Ecce homo dello statunitense Kehinde Wiley del 2009. Il percorso termina con la sezione L’oggetto del desiderio in cui troviamo L’Ecole de Platon (1900) del belgaJean Delville, una composizione omoerotica che annuncia Pink Narcissus (1971, film) di James Bidgood, quest’ultimo sarà proiettato durante il festival Des nus et des hommes che si svolgerà al Musée d’Orsay dal 9 al 22 dicembre. 
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