INTER/VALLUM, ROBERTO CIACCIO

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INTER/VALLUM è la mostra dell’artista Roberto Ciaccio che si è tenuta a Palazzo Reale, nella sala delle Cariatidi, dal 21 Settembre al 20 Novembre 2011.Questa mostra rappresenta il tripudio dell’Arte Totale, riferito sia alla specificità del lavoro di Roberto Ciaccio ma anchIMG_5618e alla ricerca più ampia dell’Arte stessa, nel senso più universale del termine. In questa esposizione, infatti, si mescolano tra loro, in una complessa dimensione sinestetica e quasi sacrale, architettura, scultura, pittura, musica e filosofia, ognuna non più identificabile per se stessa attraverso le forme contingenti della propria singolarità ma per il fondamento ontologico che la domina.D’altronde risulta lampante la similitudine tra la Sala delle Cariatidi, con la sua temporalità sospesa, colma di memorie e vissuti temporali, con il suo ritmato scandirsi di elementi quali le colonne, le statue, gli specchi e le aperture, con la ricerca profonda dell’artista, con le sue soglie, i suoi ritmi musicali, il suo gioco del rivelamento della figura.
Entrati nella Sala delle Cariatidi si veniva avvolti dal silenzio. Alcune lastre stavano appoggiate su alti leggii, sparse per tutta la sala, altre, invece, erano appoggiate per terra. Lungo le pareti erano esposti in modo seriale e calcolato i grandi painting print, intervallati dai grossi specchi. Sopra di essi, si stagliavano le statue mutilate delle cariatidi e ancora più sopra la grande volta totalmente decorata.

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È proprio in un’ installazione come questa che l’operazione dell’osservare non è assolutamente sufficiente ma è necessario anche ascoltare gli sviluppi che avvengono nel tempo, ascoltare ogni suono che scaturisce dagli elementi uniti in questo unico spazio.
Entrando dall’ingresso della sala ci si trovava a confrontarsi con una serie si lastre di rame dalle tonalità cromatiche e percettive diverse, disposte a semicerchio. Da esse scaturivano suoni diversi; da quelle dal colore freddo, un suono acuto, da quelle dal colore caldo, un suono grave. Di fronte ad esse stava una lastra argentata rivolta verso il soffitto, posizionata come il direttore d’orchestra.

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Avvicinandosi ad essa ci si rendeva conto che rifletteva l’intera volta della sala. Continuando a camminare si era circondati a destra e a sinistra dai grandi painting print scuri che sembravano ripetere sommessamente le note scaturite dalle lastre di rame. Trovandosi a metà sala si sentiva il bisogno di fermarsi, come ad assecondare una lunga pausa, segnalata dall’ingombrante presenza, a sinistra, di due grandi lastre accostate che si davano tra loro la schiena.
Per terra delle piccole e quadrate lastre di rame distribuite senza ordine apparente continuavano a giocare con il soffitto. Lo riflettevano, lo trattenevano, lo facevano vibrare e vivere.

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A destra si sentiva invece la presenza di un pianoforte. Muto. Come in attesa forse di suonare, forse che invece aveva già suonato e si trovava in riposo.
Probabilmente, invece, che stava continuamente suonando, suonava come tutto il resto lì dentro, bisognava solo ascoltarlo.

Dopo questa pausa, il bisogno di un lungo respiro e si continuava ad avanzare.

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Le lastre finali, infatti, suonavano con un ritmo serratissimo, a destra una serie di piccole lastre che costituivano un lungo fascio di luce dorata, a sinistra, invece, due grandi lastre che si rimbalzano il suono, sempre aiutate dai painting print sulle pareti, davanti si estendevano delle lastre orizzontali bianche, mute come le pagine di un pentagramma senza note, silenziose come le pagine bianche di un libro ancora da scrivere.

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In fondo si ergeva una lastra rappresentante una grossa croce, suono lungo e grave.
Si era così giunti al termine del viaggio all’interno della Sala. Ma girandosi all’indietro e  guardando cosa ci si era lasciati alle spalle, ci si rendeva conto, in un momento di meravigliosa scoperta, che da quest’altra prospettiva non si scorgeva il percorso tracciato nel suo contrario, ma solo nuovi possibili percorsi.

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E finalmente ci si poteva rendere conto che intorno a noi non si percepivano più delle lastre o della statue ma solo delle presenze, simili a quelle che popolano le singole opere di Roberto Ciaccio, presenze che avevano perso la loro propria identità per andare a formare un tutto unitario.

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Così si poteva vivere finalmente l’opera d’arte, con i suoi suoni ma soprattutto con tutte le vive consonanze che erano in quell’esposizione sottese;

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le lastre profonde con i loro colori e forme che comparivano piano dallo sfondo scuro, colori e forme pronte a scomparire appena ci si muoveva di un passo, colori che cambiavano e si modificavano continuamente, che spesso diventavano solo aloni, che diventavano presenze remote, di un passato ignoto, impossibile da scoprire ma che rimane inevitabilmente dentro, queste lastre parlavano delle cariatidi, anche loro solo presenze d’altronde, presenze colme di assenze nelle loro mutilazioni che raccontavano, a loro volta,  un passato impossibile da conoscere.

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Le cariatidi si fondevano con le lastre. Entrambe suonavano allo stesso modo.
Ogni passo che si muoveva all’interno di questa Sala donava una prospettiva diversa, con un suono diverso che si produceva.

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Qui regnavano altre consonanze: le lastre per terra riflettevano il verso del pianoforte, l’interno del pianoforte con le sue corde richiamava l’esterno, il coperchio del pianoforte rifletteva la volta.

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Tutto si richiamava, tutto si fondeva nell’altro.
Gli specchi delle pareti giocavano con i riflessi, anche con quelli delle persone che visitavano la sala e in questo modo gli spettatori si ritrovavano a vivere l’opera d’arte, non solo a essere semplici spettatori ma erano chiamati a farne parte. L’opera si animava grazie alla presenza delle persone stesse, che diventava anch’essa suono, lì dentro.

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Nella Sala delle Cariatidi non vi era pittura, né musica né scultura né filosofia. Lì vi era l’Arte più pura che ha perso la propria identità specifica per giungere al grado assoluto.
Lì si è svolto un concerto silenzioso. Lì vi è stata l’arte per l’arte. Lì si poteva capire cosa fosse davvero l’arte totale e come farne parte.

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